Titolo Libro: ONE OF A KIND

Recensione: Recensione apparsa su Pokerworks.com

Quando si pone la domanda “Chi è il più grande di tutti tempi?”, spesso si apre un dibattito acceso. Che si tratti di baseball, football, scacchi o di qualsiasi altro argomento non importa. Sembra sempre che non si trovino due individui che la pensino allo stesso modo. Ma quando la stessa domanda si riferisce al miglior giocatore di no-limit di tutti tempi, ci sono pochi dubbi. Chiedete a un qualsiasi giocatore della comunità del poker è la risposta sarà quasi certamente: Stu Ungar. “One of a Kind: Ascesa e caduta di Stuey “The Kid” Ungar, il più grande giocatore di poker” è scritto da Nolan Dalla e Peter Alson. Pensato in origine come autobiografia, Ungar fece ricorso all'aiuto di Dalla, uno dei migliori autori di poker del tempo. Sfortunatamente, il libro venne accantonato fino a quando per aiutare Dalla a finire il lavoro non intervenne Peter Alson. Adesso, con un libro divenuto in parte autobiografia e in parte biografia, i due autori conducono il lettore in un viaggio sulle montagne russe della vita e dei tempi di Stu Ungar, un viaggio che si può fare soltanto in un modo: attraverso gli occhi di Ungar. Se avete sentito l'espressione “the Vegas lifestyle” e vi siete sempre chiesti cosa significhi, allora queste libro fa per voi. Il libro comincia in un modo inconsueto, concedendo a voi, i lettori, una visione fugace del finale. Ma poco dopo, gli autori vi trascinano in una strada lunga, tortuosa, piena di ogni dosso immaginabile; in uno stile di vita fatto di gioco pesante, droghe e donne. Il lettore viene proiettato in una vita (quella di Ungar) alla quale in pochi, se non nessuno, potrebbero sopravvivere. La storia inizia con l'infanzia di Ungar. Figlio di un allibratore di New York, Ungar aveva il gioco d'azzardo nel sangue. A otto anni si occupava della contabilità dell'attività del padre. Ci sono dubbi sul perché abbia scelto la sua carriera? In piena adolescenza la scuola non era più nei progetti di Ungar e lo si poteva vedere in ogni bisca clandestina di New York a ogni data ora del giorno. Mentre gran parte dei giovani cercano di racimolare il necessario per un appuntamento, il giovane Ungar giocava già migliaia di dollari al giorno; dollari che non sempre erano i suoi. Passati gli anni dell’adolescenza a contrarre e saldare debiti con degli allibratori di New York, alla tenera età di 21 Ungar si trasferì nella Città del Peccato: Las Vegas. Con gli occhi alle World Series of Poker, qui soltanto sarebbe nata la sua leggenda. Quando Ungar arriva a Las Vegas, le storie su questo sbarbatello, che era stato malridotto dal gin e dai tavoli di poker di New York, l'avevano già preceduto da anni. Nel 1980, Ungar partecipò alle sue prime vere World Series of Poker. Battendo in heads-up il leggendario Doyle Brunson, Ungar conquistò il suo primo braccialetto di campione del mondo. Non sarebbe stato l'ultimo. Ungar, adesso finanziariamente tranquillo per la prima volta nella sua vita, si diede a delle spese pazze che tutti noi possiamo soltanto sognarci. Gli autori trasportano il lettore più nel profondo della vita del giovane Stuey, una vita che gli avrebbe dato una figlia, Stephanie. Era Stephanie l'unica speranza di tenere pulito Ungar, ma le sue dipendenze erano forse così forti che nemmeno lei poteva porvi freno. Ovviamente, siete drawing dead, se pensate che svelerò il finale. Ma vi lascerò con quanto segue: con delle descrizioni vivide che potrebbero competere con qualsiasi immagine, One of a Kind è veramente one of a kind, unico.

Recensione a cura di ClearSpine

per www.Pokerworks.com